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Tra “gli Highlanders, i cupi svizzeri”

  • hugo2825
  • 25. Jan.
  • 3 Min. Lesezeit

Sir John Evelyn attraversa il monte Sampion negli anni '40 del 1600


Sir John Evelyn nacque in una famiglia della piccola nobiltà inglese nel 1620. Alla tenera età di 22 anni partì per la Francia e l'Italia, spinto dai suoi vasti interessi culturali. Il suo viaggio toccò luoghi illustri come Parigi, Avignone, Périgiaux, Firenze, Roma o Bologna, solo per citarne alcuni. Superare le distanze in quell'epoca lontana, senza aerei, automobili, treni e persino senza biciclette, è fondamentalmente diverso dal viaggiare ai giorni nostri. I viaggiatori si spostavano a piedi o a cavallo, e Sir John noleggiava anche occasionalmente un mulo, come facevano molti altri che potevano permetterselo. Inoltre, era accompagnato da un altro gentiluomo e da un cane per proteggerli da eventuali pericoli in agguato lungo il cammino. E viaggiare dall'Inghilterra al sud dell'Europa significava superare le Alpi, con le loro altitudini, la quasi totale assenza di sentieri e la scarsa popolazione sempre piena di sorprese. Saggiamente, Evelyn scelse le pianure francesi per arrivare infine in Italia.


Tuttavia, al suo ritorno in Inghilterra, sembra aver cambiato idea, scegliendo invece la strada da Milano verso nord, passando per il Monte Sampion, che conduce all'adiacente territorio svizzero. Da lontano, ammira la vista delle Alpi innevate e degli "oscuri villaggi", sebbene ne attribuisca la colpa alle "miserevoli sistemazioni" che vi ha trovato. La zona è, secondo le sue stesse parole, piena di "strane, orribili e spaventose rupi e distese... abitate da orsi, capre selvatiche e lupi, che a volte hanno assalito i viaggiatori", e la popolazione locale parla "quella lingua barbara, un misto di corrotto alto tedesco, francese e italiano". La sua compagnia attraversa stretti ponti estremamente pericolosi, fatti di alberi tagliati, disposti a ventaglio, da un versante scosceso della montagna all'altro.


Dopo aver trascorso la notte in cima al Monte Sampion in un freddo insopportabile, la loro discesa nel Vallese svizzero, al confine con l'Italia, si rivelò davvero sfortunata! Furono improvvisamente fermati da un giovane che rimproverava il loro cane per aver ucciso la capra di un contadino. Volendo andarsene, la compagnia fu immediatamente circondata da una moltitudine di gente del posto, che corse fuori dalla chiesa urlando, essendo domenica mattina. Furono tutti buttati giù dalle selle e presi in custodia, rimanendo prigionieri fino alla fine della messa. A quel punto tornarono "una mezza dozzina di svizzeri tetri", chiedendo una somma esorbitante per aver – presumibilmente, secondo Sir John – ucciso una capra e anche per aver tentato di fuggire in seguito. Altrimenti sarebbero state loro tagliate le teste – "come ci fu detto in seguito, perché tra questa gente rozza anche un reato molto lieve merita spesso quella pena", commentò Sir John. Sebbene il procedimento sembrasse ingiusto, Evelyn pagò il riscatto, volente o nolente, solo per evitare il disastro.


"Questo era un freddo intrattenimento", rifletteva Evelyn mentre cavalcava verso "una cittadina chiamata Briga in Valtellina". E lì vide uno strano spettacolo: inchiodata all'esterno di ogni porta, "una testa di orso, di lupo o di volpe, e diverse altre, tutte e tre; uno spettacolo selvaggio, ma, poiché le Alpi sono piene di bestie...". Fortunatamente, sia il sindaco di Saint-Maurice che, in seguito, quello di Martigny, si scusarono per il triste incidente sulle Alpi, suggerendo che "tutta la plebe dovesse essere severamente punita; alla maniera tedesca". Così Sir Evelyn ottenne soddisfazione e si riconciliò con gli "Highlander, i tetri svizzeri".


Episodi più affascinanti come questo, che coprono un'intera area geografica dell'Europa, possono essere letti nel ricco diario di viaggio di Sir John Evelyn.


HS-Merlin

14/12/2019

 
 
 

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